Avanzi

Avanzi

Ogni anno nel mondo vengono gettate 1.3 miliardi tonnellate di cibo, un terzo della produzione alimentare mondiale. Una quantità di cibo che, da sola, sarebbe in grado di sfamare 868 milioni di persone che soffrono la fame. Solo in Europa si parla di 89 milioni di tonnellate di cibo sprecato a qualsiasi stadio della catena alimentare, dalla produzione al raccolto, dal consumo domestico a quello legato alla ristorazione.

Le conseguenze ambientali e sociali prodotte da questo disequilibrio sono sotto gli occhi tutti. Nel mondo 36 milioni di persone muoiono per fame, 29 milioni per patologie correlate all’eccesso di alimentazione. Il numero di bambini in sovrappeso è maggiore di quelli in sottopeso. La povertà aumenta, ma il cibo continua a rappresentare una quota importante dei nostri rifiuti.
Il Parlamento Europeo ha richiesto un’azione collettiva immediata per dimezzare lo spreco alimentare entro il 2025 e la Commissione Europea lavora per questa riduzione entro il 2020, essendo il cibo una delle maggiori priorità nella sua ‘Roadmap to a resource efficient Europe’.

L’attenzione delle istituzioni sta crescendo, la sensibilità è aumentata, ma il tema dell’accesso al cibo è solo e sempre vissuto come il portato fisiologico di una mancata redistribuzione della ricchezza e niente più. Un argomento da inserire nel recinto della carità e che non impatti con la modifica degli stili di vita.

A Bari, con Avanzi Popolo 2.0, abbiamo pensato di mettere in rete le energie di chi opera nel settore del dell’innovazione sociale e del contrasto alla povertà per cercare di intervenire sul problema dello spreco di cibo in una logica nuova, in cui tutti i soggetti coinvolti fanno la propria parte e in cui ci si impegna affinché il cibo possa compiere il tragitto più corto possibile tra donatore e beneficiario.

Le attività spaziano dalla raccolta e redistribuzione di grandi quantità di prodotti alimentari verso i più bisognosi, all’organizzazione di seminari o eventi, fino al foodsharing che permette di poter mettere in condivisione con chiunque anche piccole quantità di cibo. Si tratta di uno strumento molto diffuso in Europa e che rientra fra le esperienze di economia collaborativa, in cui le persone costruiscono relazioni e creano valore e forme di scambio e dono.